domenica 1 novembre 2015

interrail
[seconda parte]



     [Qui trovate la prima parte]

    Loro hanno fatto al contrario. Sono partite da nord: Amsterdam, Rotterdam, Utrecht, e poi a scendere Bruxelles, la Bretagna, Parigi.
    A Bruges, qualcuno le ha fregato lo zaino, mentre sedevano su una panchina. Ma sembra sia stato un mezzo pazzo che le guardie conoscono bene e hanno beccato subito senza neanche fermarlo, perché dicono non sia cattivo. Ruba le cose per gioco, le porta un po' in giro e poi le lascia per strada o le dà a un vigile.
    Storia strana. Giulia va avanti a parlare, ma io mi perdo a guardarle i denti e le orecchie. E mi sorprendo a riflettere su questa ragazza, che è partita undici giorni fa da Lecco e magari, anche se ha una voce bellissima, un ragazzo non ce l'ha, sennò dove vuoi che andava dodici giorni a zonzo per l'Europa con due amiche.
    E poi me ne vado un po' per conto mio. Con la testa, dico; il culo sempre piantato sul pavimento della Gare de Lyon. Penso alla gente che ho incrociato per strada e per caso, in questi diciannove giorni imbottiti di roba, come i panini che prendiamo il venerdì notte sulla Palmiro Togliatti. Immagino ci vorrà un po', a digerirli. Penso ai treni che ho aspettato e perso o preso. Ma da sempre, dico, mica 'st'estate. Mi chiedo se ci sia qualcosa di più bello di questo mescolare vite nelle stazioni, e poi lasciarsi per sempre o continuare a mescolarle, ma di solito lasciarsi per sempre. Mi chiedo se anche Giulia, che va avanti a sbattere la lingua contro il palato della sua bocca di ragazza ventunenne di Lecco, sia uno di quei treni che passano e si perdono o prendono. Se lo stessi aspettando. Mi immagino un futuro con lei. Io che mi laureo e mi trasferisco a Lecco a lavorare in una compagnia qualsiasi. Io che prendo l'accento di loro del Nord e voto la Lega. Noi che di domenica ce ne andiamo in barca sul lago e sembriamo Renzo e Lucia.
    Giulia sta raccontando di tre ragazzi norvegesi con cui hanno passato due giorni a Bruxelles. Le ragazze si guardano maliziose. Poi, Lia indica ridendo la Francesca.
    - E la Fra ha rimediato uno splendido braccialetto portafortuna…
    Al che, la Fra mostra, da ragazzina, il bracciale di spago colorato sul suo polso sinistro e se lo sbaciucchia. Hanno classe, ognuna a modo suo.
    - Insomma, tutto qui, - conclude Giulia.
    - Bello! I castelli della Loira, però, meritavano; almeno un giorno...
    - Amboise, te l'ho detto.
    - Sì, scusa, hai ragione...
    La verità è che basta la voce radiofonica di una ragazza appena un po' più dolce della media, per farmi girare a vuoto. Sempre. E sbandare. E perdere il filo. E dimenticare che è il caso di occupare un posto sul notturno, che intanto è arrivato da un quarto d'ora.
    - Klè, forse conviene che montiamo su… Se no, stanotte si viaggia in piedi. Voi che fate?
    - Veramente, noi abbiamo la prenotazione.
    - Ah, ma siete delle professioniste, allora…
    - Se troviamo la nostra cabina potete mettervi lì, così la occupiamo tutta.
    - Super!

    Ci alzammo tutti insieme, coi nostri rispettivi, enormi zaini.

    Opportunamente alternati: una ragazza un ragazzo una ragazza un ragazzo una ragazza. E intanto cantavamo questa è la mia casa, la casa dov'è, come ci aveva insegnato Lorenzo Jovanotti. E quasi quasi, più che camminare, saltellavamo. Io tenevo Giulia per mano ma con innocenza. Klady scherzava con Lia: s'intendevano a meraviglia dall'inizio, si vedeva. La Fra stava nel mezzo e cantava più forte di tutti. Indossava al polso un braccialetto portafortuna di quindici colori.
    Eravamo inattaccabili, Signore dell'Universo.


    

    Passeggio, scruto i binari, mangio un croissant comprato in un banchetto della stazione per tentare, proustianamente e invano, di alimentare ancora un ricordo o due. Sono passati quindici anni, sembra volermi dire la torre dell'orologio stile Big Ben, che batte il tempo da lassù e beata lei non sbaglia un colpo. E forse la cosa che è cambiata di meno è proprio la Gare de Lyon, sembra volermi dire.
    Per esempio, la Fra è un po' ingrassata. A quanto pare, è rimasta a Lecco, si è sposata e ha una bambina di tre anni che ovviamente somiglia a Nina Moric. L'ho ripescata su Facebook il mese scorso, e adesso ogni tanto ci regaliamo un Like.
    Klady è tornato in Albania che saranno dieci anni. Non so di preciso, ma deve dirigere qualcosa di importante. Ad avercelo venti giorni a fianco, rompeva un po'; eppure adesso pagherei per farci insieme un viaggio in treno o una partita a carte.
    Lia è finita a fare volontariato in Africa. L'ho vista in una foto e mi è sembrata rasta e abbronzatissima. D'altronde, si capiva già da allora che era lei la vera alternativa del gruppo.
    Io dicevo dicevo, ma alla fine non ho fatto altro che scegliere un protocollo più o meno ordinario e seguirlo in maniera più o meno incosciente. Nel frattempo, mentre il protocollo meccanicamente girava, ho continuato ad ascoltare Jovanotti, a viaggiare tutte le volte che potevo e a scribacchiarci sopra raccontini jangle pop, via via un po' meno ingenui e con qualche virgola in più
di questo.
    Infine, Giulia. Mi ricordo che abbiamo continuato ad aggiornarci per un po', ogni tanto, soprattutto via e-mail. Ci raccontavamo qualcosa, ricordavamo qualcosa, auguravamo qualcosa — col tempo, sempre più sintetici. Oppure ci squillavamo. Ci eravamo promessi di squillarci ogni volta che uno di noi due saliva su un treno o passava in una stazione; era una specie di rito post-Interrail. Però quello che prendevo ogni mattina per Roma non valeva: soltanto gli altri treni e le altre stazioni. In qualche rara occasione, dobbiamo esserci anche sentiti; solo che poi tutte le volte stavo male due giorni e allora non era il caso. È che per telefono aveva una voce proprio insostenibile, sembrava quella delle fate nei film per bambini.
    E il Natale dopo l'Interrail, ci siamo rivisti a Roma. È venuta un paio di giorni con la Fra: abbiamo mangiato l'amatriciana e io le ho spiegato i monumenti e insegnato qualche frase in romanesco. Avevamo pianificato un giro tutti insieme per l'estate successiva; ne eravamo contenti e convinti; pensavamo alla Grecia. Ma poi lo sapete come vanno 'ste cose: Klady avrebbe iniziato a lavorare, la Fra sarebbe stata invitata in Sardegna da un'amica, Lia sarebbe stata sotto spese. E io intanto avrei conosciuto una ragazza di Roma, zona Eur, che si sarebbe chiamata Marina e sarebbe stata biologa e bionda; e sarei arrivato a volerle bene bene bene, ve lo giuro.

    Perché funziona così, Signore dei Viaggiatori: la strada va avanti zigzagando verso un'idea di casa e ci si trova e ci si perde. Tutto quello che puoi è lasciare indietro dei sassi sui tuoi passi, anche solo per te stesso, un domani, hai visto mai.


[qui la versione audio]

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