indice dei nomi, dei luoghi e delle cose notevoli

Questo indice è in continui aggiornamento, evoluzione, crescita. 
(Anche queste righe di introduzione lo sono...) 




    Americana (l')
Vedi alla voce Tanya.

     Blog
È dall'inizio che mi chiedo se questo sia un blog.

Wikipedia dice che il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero "diario in rete". 
trovarecasaaparigi non è un vero diario, nel senso che non è un posto in cui qualcuno racconta le proprie esperienze personali, ma lo è nel senso che segue una pubblicazione periodica e lo è nel senso che i contenuti sono organizzati cronologicamente.
Mi piace condividere i commenti di un paio di amici (cito a memoria):
"Tutto bello, però trovati qualcuno che ti insegni ad aumentare la larghezza delle foto o a gestire l'impaginazione, che così sembra un blog degli anni '90." [Anonimo amico veronese]
"Se questo è 'n blog, mi nonno era 'n flipper..." [Anonimo amico romano]

    Cité Internationale Universitaire de Paris
È una piccola città nella città.

La maggior parte degli edifici ha il nome di una nazione: Maison de l'Italie, Collège d'Espagne, Fondation des États-Unis. E la maggior parte dei residenti sta nella Maison della propria nazionalità, ma a me, sfigato e apolide come sono, hanno assegnato uno studio alla Fondation Deutsch De La Meurthe, che prende il nome dal suo fondatore ed è una sorta di zona neutra: la Svizzera della Cité.
Gli altri che ci abitano sono mediamente più giovani e più studenti di me. È anche per questo che continuo a sentirmi in Erasmus.


    Formiche
Uno dei ricordi della mia infanzia è che, in un certo periodo dell'anno, puntualmente, la cucina di casa nostra si riempiva di formiche. Formiche normali, mica come quelle di Paul. Allora mia madre spostava lo zucchero e i biscotti in posizioni strategiche, tappava qualche buchetto a caso, provava col borotalco e alla fine passava alle armi chimiche.
Questo fatto dell'invasione delle formiche deve essermi rimasto talmente impresso, in qualche punto dell'inconscio, che una sera mi sono divertito a farle passeggiare su Pont des Arts.
Un paio di persone mi hanno fatto i complimenti per la metafora, originale e arguta. Grazie. Davvero, di cuore. Ma ora, a distanza di qualche mese, posso confessarvi che io 'sta metafora non ho ancora capito qual è?

    Giulio
Giulio compare qui e qui. Gli chiedo di darmi una mano quando mi serve un protagonista esterno, possibilmente un po' in là con gli anni. 
Sostanzialmente, è un vecchio tabagista storyteller.
Potrebbe essere una specie di mio alter ego invecchiato male. Non lo so. Appena invecchio, controllo e vi dico.

    Io
Io non sono davvero io: l'ho detto in tutti i modi possibili. Però è ovvio che se due mesi dopo essere arrivato a Parigi, ti metti a scrivere in prima persona di uno che è arrivato a Parigi da due mesi, la gente è portata a pensare che tu sia tu. E io, su questo, un po' ci ho giocato e marciato.
Il primo post, avevo provato anche a scriverlo in terza persona, ma mi sembrava che così tutto si appiattisse e diventasse freddo e ottocentesco: era un tirarmi fuori dalle storie che mi sapeva di letterario. 

Poi, qualche tempo fa, provando a scrivere un pezzo sulla Sardegna, mi è venuto in mente di provare a usare il tu. Come se mi guardassi da fuori, ma però negli occhi. È stata una rivelazione. Mi è piaciuto. Peccato non averci pensato prima. La seconda persona per parlare di se stessi (anche quando no, giuro, non si è davvero se stessi) è l'equivalente narrativo del bastone per i selfie. Il quale - non fate i soliti intellettuali di sinistra snob - è una genialata assoluta.


    Jazz
Il jazz è quel genere musicale in cui chi suona si diverte molto più di chi ascolta. Resta un mistero perché debba essere io a pagare il biglietto.
La gente, tipicamente, o ama il jazz alla follia o odia il jazz alla follia. In entrambi i casi, non si capisce il motivo.


    Jenny
Vedi alla voce Tanya


    Libbe
Libera ha un nome bellissimo.
A me piace pronunciarlo rafforzando la B perché lei viene da Roma. E poi mi piace abbreviarlo per comodità, così finisce che di solito la chiamo Libbe.
Ha capelli cortissimi e neri, una voglia sotto il mento, è a Parigi da tre anni.
È una che mette del suo anche in un gesto banale come sistemarsi su una panchina.
È il primo personaggio che compare nel blog e 'ste cose mica succedono per caso. Per lei, ho grandi progetti.



    Louvre
Non è che ci sia davvero bisogno di presentarlo, un posto così.
L'ultima volta che ci sono stato c'era una fila pazzesca, che non avrei mai fatto se non fosse stato per Tanya e il contesto. 

Va detto che l'idea di questo blog ha preso forma in una sua caffetteria. Oddio, magari l'idea c'era già e il blog sarebbe nato lo stesso; però senza quella chiacchierata ispiratrice, sarebbe stato persino più brutto di così.


    Paul
Paul ha qualche anno meno di me, ma l'aria di averne vissute tante.
La prima volta che l'ho incontrato, vedeva formiche dappertutto. L'ultima volta, s'era messo in testa di andare a prendere la Bastiglia.
Una mia amica dice che Paul un po' la fa sorridere e un po' le fa tenerezza. Tutto sommato, anche a me. Certe volte, addirittura, penso che quelli come Paul siano gli unici che sanno ancora stare bene per davvero, o stare male per davvero, o incazzarsi per davvero. 



    Russa (la)

Vedi alla voce Val.


    Saint-Lazare (Gare)
La stazione di Saint-Lazare è una delle più antiche e affollate di Parigi. Binari che vanno verso la Normandia si intrecciano con quattro linee metro che fanno a fettine la città. Anche Monet aveva avuto un debole per questo posto, prima di impazzire dietro le ninfee. Io, dal canto mio, ho sempre adorato le stazioni. Persino tutti i miei successi a Monopoli partivano da lì. Altro che Società Elettrica e Acqua Potabile...


    Sardegna

La Sardegna è un'isola che si trova circa 1200 Km a sud di Parigi. Ci ho passato una settimana l'estate scorsa, con l'obiettivo di dimostrare che è possibile girarla in autobus. Ne sto scrivendo qui e prometto che presto torno a metterci le mani.


    Tania

Vedi alla voce Tanya.


    Tanya

Tanya in realtà si chiama Jenny, ma le ho promesso che non avrei mai usato il suo nome vero. È una ragazza statunitense con gli occhi verdi e, certe sere, i capelli legati.
Una domenica, siamo andati insieme al Louvre. A un certo punto, lei è entrata in bagno e ci siamo persi. Allora ho iniziato a cercarla disperato e, quando l'ho ritrovata, davanti alla Gioconda, mi ha dato un bacio a stampo sulla bocca. Poi è uscita dal bagno e si è scusata per il ritardo. Quindi mi sa che il bacio me lo sono solo immaginato.
Ogni tanto ci vediamo ancora, soprattutto le sere in cui sono più malinconico o ubriaco. Lei nel frattempo è tornata negli Stati Uniti. Mentre io sono rimasto a Parigi. Quindi, a pensarci bene, mi sa che anche questi incontri me li immagino soltanto.

    Val
Val è una ragazza con cui per qualche tempo ho portato avanti un tandem linguistico italiano/francese. Lei è russa. Però dice che sta a Parigi da quand'era bambina: cioè, è tipo madrelingua. Prima o poi ricomparirà nel blog, credo. Io, intanto, continuo a scriverle su whatsapp ogni prima domenica del mese, quando ci sono i musei gratis e spero non sappia con chi andarci.