domenica 5 novembre 2017

tu che mi sorridi mentre intanto leggi shakespeare
[testo]

Questo testo è nato tra le fessure di Fado.

tu che mi sorridi 
mentre intanto leggi shakespeare
lei che ha meno seno 
ma in compenso gli occhi verdi 
io che parlo piano 
per paura di svegliarci
e dico solo frasi in portoghese 
con accenti incerti

tu che dici amore 
amore amore amore amore
amore amore ma perché non ce ne andiamo 
da questo paese atroce 
mentre dio continua 
a reclamare scuse
mentre la tv trasmette invano 
uno mattina portoghese

dove sono gli occhi gonfi di tuo padre 
che ti chiama a colazione 
e chiede marmellata o miele
cosa c'entra
questa voce raffreddata
di serate fuori a bere

lui che ti accarezza a lungo e piano 
emette il suono del tuo nome
dio che questa è l'ora di chiamarci 
se ci vuole ancora bene
io che per un attimo 
ho pensato fosse amore
poi però il chirurgo mi ha spiegato 
che era un'ernia addominale

lui che con l'arpione 
finirà con l'ammazzarci
tu che parli a scatti 
e a scatti dici arrivederci
io che ci consolo 
che la morte non esiste
è solo un'altra specie di mattino 
quando dio verrà a svegliarci

sottovoce sussurrando 
dai che è tardi
ci son tutti lei compresa 
che anche in sogno ha gli occhi verdi 
come te che mi sorridi 
mentre intanto leggi shakespeare
e un giorno ti innamorerai davvero 
ma sarà per debolezza

per stanchezza 
per paura di invecchiare
senza un uomo con il quale 
avere sonno avere fame
e al quale dire amore amore 
amore amore amore amore
amore amore ma perché non ce ne andiamo 
da questo paese atroce 

non ti sembra sia uno spreco 
questo piovere sul mare
non ti sembra fuori luogo
dio che dice mi dispiace
stavo al chiuso c'era un pessimo segnale
ma te lo ricordi
quanto stavo bene 
quando stavo bene




lunedì 23 ottobre 2017

podcast

    Da oggi, trovarecasaaparigi è anche un canale podcast, in cui potete ascoltare, riascoltare e scaricare tutti gli audio del blog, oltreché registrarvi per ricevere notifiche.
    Su alcune delle principali app (iTunes, Stitcher, TuneIn, ...), lo trovate semplicemente digitandone il nome.
    In generale, potete cercarlo usando il seguente feed:
http://feeds.soundcloud.com/users/soundcloud:users:155819063/sounds.rss
    O chiedermi di aggiungerlo alla vostra app preferita.


giovedì 5 ottobre 2017

pont des arts
[testo]

capelli lisci biondo sole
non li scioglieva quasi mai
come del resto quei silenzi pronunciati male
dai quattro anni in poi
c'erano pittori musicisti scribacchini
come usava ancora qualche tempo fa
scandivano una nenia i passi dei bambini
a ritmo sopra pont des arts

anagrammi e frasi a sensazione
lui le buttò lì due o tre je t'aime
resta un po' di vino qualche fiore
sopra il pavimento di azobè
dove sedevano a contare i bateaux mouches
sulla senna gatti e topi di città
non credo fosse amore ma ci sapeva stare
in posa sopra pont des arts

capelli lisci biondo rame
pettinati quasi come i suoi
è una canzone circolare
finisce e inizia quando vuoi
lei che la teneva per la mano non parlava
ma puntava con fermezza la rive droite
chiedeva tempo al tempo mischiava vento e pianto
quando passava pont des arts

specchia nella tazza gli occhi rossi
gira il cucchiaino lui non c'è
dentro ogni canzone in versi tronchi
prima o poi qualcuno fa un caffè
prima o poi qualcuno dice scusa è stato bello
ma per me non ha più senso stare qua
faceva un caldo cane ronzavano zanzare
persino sopra pont des arts

non dico fosse amore ma era venuta bene
la foto sopra pont des arts

mi fanno strani effetti le emme sui lucchetti
incatenati a pont des arts



[qui la versione audio]

mercoledì 20 settembre 2017

statue della libertà
[seconda parte]



[La prima parte la trovate qui.]


    Ci sono tre gruppi: il gruppo americano, il gruppo francese e il gruppo svizzero (che gli svizzeri hanno le banche e c'entrano sempre). Come nella più classica delle spy story, ogni gruppo ha una parte delle informazioni per arrivare all'obiettivo, ma senza le altre due parti non sa che farsene.
    Petroussiene ci racconta una storia che sembra il riassunto sconclusionato di mille storie sconclusionate già sentite: ci sono di mezzo templari, rosacroce, alchimisti, società segrete che tutti conoscono, fatti di dominio pubblico che non sono andati come il pubblico crede. E, ovviamente, c'è un incontro decisivo. Imminente. I tre gruppi devono aggregarsi, mettere insieme le informazioni, portare a compimento il loro piano.
     Dove?  chiede Paul.
     Quando?  chiedo io.
    Siamo a Brancion. Petroussiene ci spiattella la sua ricostruzione mentre ci spostiamo da una bancarella all'altra di quello che ci ha detto essere il più grande mercato del libro usato di Parigi, o forse il più antico, o forse entrambe le cose: non ricordo più. 
    Nel farlo, ogni tanto si avvicina a un libro che per qualche motivo lo incuriosisce. Lo apre, lo sfoglia pagina per pagina, cerca cose che non trova. E qua e là, d'improvviso, mentre ci racconta la sua storia sconclusionata, abbassa la voce e si guarda intorno. Quelli come lui  ormai lo so bene  prima o poi hanno il sospetto che qualcuno li stia spiando.
     Dove? – ridacchia e si domanda, retoricamente, con fare da maestro elementare.  È qui che entrano in gioco le Statue della Libertà!
    Come dire: tutto torna.
     Quanti sono i gruppi?  riprende Petroussiene.
     Tre,  faccio io, con aria da studente del primo banco.
     Quante Statue della Libertà ci sono a Parigi?
    E prima che io possa dire:  Tre!
     Quattro,  dice Paul, che ogni tanto mi stupisce, perché allora lo vedi che le sa, le cose?  Ce n'è pure una davanti al Museo d'Orsay.
     Quella non conta. Ce l'hanno spostata dopo.
    Paul mi guarda male e poi lo guarda male e poi dice qualcosa in francese che non capisco, ma deve essere l'equivalente di "vabbè, allora fa' 'n po' come te pare".
    Con quelli come Petroussiene  ormai lo so  prima o poi ti viene, da dirlo. Argomenti il tuo scetticismo, controbatti tre o quattro volte, e poi ti arrendi e lo dici.
     Ogni gruppo ha una statua di riferimento. Al momento convenuto, riceveranno una segno, apriranno una busta, romperanno un sigillo... qualcosa del genere. Due dei gruppi si metteranno in marcia verso il terzo e lì, ai piedi di una delle Statue della Libertà, avverrà l'incontro.
     Quando?  riprovo.
     Questa è la vera domanda,  risponde Petroussiene, caricando sul questa tutta l'enfasi che ha accumulato in anni di domeniche mattina passate a spulciare libri usati sui banchi di Brancion.




    Parc Brassens, poco distante, metà pomeriggio. Ci siamo sistemati su una panchina appartata, in un angolo, e Petroussiene ha srotolato con cura un foglio.
     L'ho trovato dentro una copia della traduzione francese del Pendolo di Foucault, comprata in una di quelle bancarelle ormai vent'anni fa. A un certo punto, ho capito che i tre gruppi comunicano tramite messaggi infilati dentro i libri di quel mercato. Loro, chiaramente, sanno dove cercare. Io devo andare un po' a caso: mi avvicino ai banchi dei venditori più sospetti, apro i libri che mi ispirano... Non è un'operazione facile, ma quella volta lì sono stato fortunato.
    Il foglio è abbastanza spoglio. Al centro, c'è uno schizzo appena abbozzato a matita di una figura umana che Petroussiene dice essere evidentemente una Statua della Libertà, ma che per me potrebbe anche essere la Giunone Cesi, il Discobolo di Mirone, una Madonna qualsiasi.
     Ma non sarà la fidanzata del liceo di quello che l'ha disegnata?  chiede Paul, saggio e ingenuo e adorabile com'è.
     È una statua, non una fidanzata,  sentenzia severo Petroussiene.
     Che poi nemmeno si capisce bene se è maschio o femmina...
     È la Statua della Libertà.
    Paul mi guarda male e lo guarda male e dice ancora una volta l'equivalente francese di "fa' 'n po' come te pare".
    Torniamo a sbirciare il foglio spiegazzato. Sotto lo schizzo, ci sono delle cifre scritte a lettere, opportunamente ordinate in colonna: 
    QUATRE
    VINGT
    DIX
    SEPT.
    Petroussiene è raggiante.
    Paul è stanco.
    Io sono curioso.
     È un numero di telefono?
     No. È la risposta alla nostra domanda.

    La tesi di Petroussiene è che un primo incontro, circa vent'anni fa, sia saltato per colpa di un delizioso equivoco. Uno dei gruppi ha interpretato le cifre come indicanti l'anno dell'incontro: quatre-vingt-dix-sept, ovvero '97. Quanto al giorno, devono aver pensato alla notte di San Giovanni; nulla di più classico.
     Non escludo che Eco fosse coinvolto nella faccenda e che il suo libro non sia stato altro che un'esca lanciata da uno dei gruppi per chiarire la data. Mi seguite? Credevano di sapere l'anno, ma non sapevano il giorno. Ovviamente, i gruppi non si conoscono tra loro; non è possibile una comunicazione diretta. Allora cosa fanno? Scrivono un libro di successo internazionale, che parla vagamente del tema, e suggerisce un incontro in prossimità di una Statua della Libertà, la notte di San Giovanni. Chi può capire, capisca...
    Petroussiene abbassa la voce ogni volta che passa qualcuno. La fontana spruzza acqua con fare sospetto. Una bambina vera ci guarda da sopra una carrozza finta.
     E quale sarebbe l'equivoco?
     L'equivoco è che la data l'hanno fissata gli americani. E, per loro, quatre vingt dix sept non significa in nessun modo 97.
    La storia è sconclusionata, ma un po' mi sta appassionando. Anche Paul ha smesso di guardarlo male. Quando senti le storie di quelli come Petroussiene  ormai lo so  alla fine un po' ti ci appassioni pure.
     E cosa significherebbe invece?
     Quatre è il mese. Vingt, il giorno. Dix-sept, l'anno.
     20 aprile 2017...  calcola Paul.
    Quattro occhi a palla puntati contro Petroussiene, che sorride diabolico, e hai l'impressione che ti guardi attraverso.
     Oggi!

    Ci dividiamo:
    Petroussiene dice che lui va a Luxembourg, perché è il vertice alto del triangolo quasi isoscele e i Vecchi Saggi non possono che aver scelto quello, come punto di incontro, per fare in modo che gli altri due corrieri, partendo dalle altre statue nello stesso istante, arrivino all'incontro nello stesso istante: contorto, ma scientifico. 
    Paul dice che lui va al Conservatoire, perché così è vicino a casa sua e non rientra troppo tardi, che se fa tardi gli si riempie casa di formiche. 
    A me, resta l'Isola dei Cigni.
    L'incontro dovrebbe avvenire a mezzanotte più il tempo dello spostamento. Per sicurezza, dice Petroussiene, ciascuno resti nella sua zona fino alle due.




***

    E invece oggi è il 20 settembre 2017. Neuf, vingt, dix-sept, direbbe Petroussiene.
    Paul e io sediamo sull'erba del solito Parc André Citroen e ci godiamo gli ultimi raggi di sole di questa temperata fine estate.
    Ovviamente, poi, quella notte di cinque mesi fa esatti, non s'è fatto vivo nessuno. Io mi sono beccato tutta l'umidità notturna di metà aprile di un'isolotto deserto sulla Senna; per fortuna, mi ero portato da leggere. Paul è rientrato a casa alle due e un quarto, giusto in tempo per mettere del borotalco nuovo nei buchetti tra l'armadio e la parete. Petroussiene, lui l'hanno beccato le guardie che scavalcava le inferriate del Jardin de Luxembourg, mentre si arrampicava per uscire, sconsolato, verso le tre di notte, e gli è toccato pure passare qualche ora in questura.
    Guardiamo la mongolfiera azzurrognola che si solleva per l'ennesima volta. Maestosa, nella sua rotondità. Quasi sferica, direbbe Petroussiene. Oggi, a me le mongolfiere fanno pensare a quattro cose: la sede delle Generali di Verona, gli abbottapallò, Willy Fog che dice a Rigobon "bisogna che guadagniamo più quota", e, da quella giornata di cinque mesi fa esatti, la storia sconclusionata di Petroussiene.
    Tiro fuori l'accendino e accendo la pipa.
     Che adesso, almeno, quell'accendino ti serve pure a qualcosa,  ha scherzato Petroussiene, carezzandosi i baffetti, subito dopo avermela regalata. Era maggio. Il giorno dopo, è partito per New York. S'era messo in testa che forse non avevamo sbagliato data, ma continente. Adesso sarà a Manhattan, in un caffè con vista sulla Liberty Island, che racconta storie affascinanti e smandrappate a qualcuno che non è né americano né francese.
     Che poi che c'entravano gli svizzeri?  chiede Paul, che evidentemente ogni tanto ci ripensa pure lui, a questa storia qui. 
    Mi guarda, guarda l'accendino, guarda la pipa, guarda la mongolfiera.
    Poi raccoglie un sassetto con la forma giusta, lo tira di sguincio sull'erba, e conta a voce alta i rimbalzi che fa.