questo non è un blog su come trovare casa a parigi, ma magari così qualcuno ci finisce sopra per sbaglio
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sabato 23 novembre 2019
domenica 8 settembre 2019
magari [testo]
Questo pezzo è nato tra le fessure di Cimiteri.
Vai alla versione audio.
***
e
magari morirai ma di vecchiaia
un
letto bianco d'ospedale
oppure
quello giallo ocra
di
una stanza d'altri tempi
in
qualche posto di provincia
per
le terapie termali
e
magari sposerò
la
sorella di un'attrice
che
ci inviterà alle prime
che
mi presterà la voce
se
avrò voglia di tacere
se sarà di buonumore
mi
reciterà sorrisi
e
si congratulerà
ad
ogni passo che faremo
della
casa a montesacro
dell'arrivo
di un bambino
dopo
appena pochi mesi
sarà
basso come me
avrà
la bocca di sua madre
e
chissà perché i tuoi occhi
non
s'è mai capito bene
se
quel verde disperato
fosse
voglia di guardare
oppure
rabbia sgocciolata
come
menta da un ghiacciolo
in
un'estate anni novanta
che
ogni notte eri più bionda
e
magari incontrerai
altri
uomini immaturi
meno
giovani di me
ma
più alti e generosi
e
percorrerai altre strade
fatte
di altrettante buche
e
semafori staccati
e
mia moglie abbraccerà
una
filosofia orientale
ci
costringerà alle ferie
in
qualche torrido paese
sua
sorella arriverà
e
li riempirà di baci
e
mi sfiorerà passando
come
sfiorano le attrici
come
passano anche i sogni
e
tu sarai finita in banca
a
contare i sacrifici
della
gente che non conta
io
pubblicherò a mie spese
vecchie
storie senza trama
in
cui ogni donna ha gli occhi verdi
e
ogni città somiglia a roma
e
magari invecchieremo con lentezza
come
macchie di condensa
sul
soffitto di una stanza
e
ci chiederemo spesso
hai
chiuso il gas mi passi il sale
e
solo due o tre volte l'anno
se
per caso stiamo bene
fino
a che comparirai
dentro
una telefonata
e
magari allora sì
che
ti troverò cambiata
e
mia moglie parlerà
con
dei gesti che tu sai
che
sapete fare voi
e
non impareremo mai
e
magari arriverai
senza
aver citofonato
i
capelli biondi tinti
il
soprabito bagnato
e
il dialogo
che avremo
sottintenderà
il non detto
posso
togliere il cappotto
certo
appoggialo sul letto
e
magari morirò perché si muore
certamente
pioverà
sarete
in pochi al funerale
poche
frasi pochi fiori
poche
pacche sulle spalle
e
magari sua sorella
piangerà
più di mia moglie
e
magari penserò
appena
prima di crepare
al
bucato ancora steso
alle
cose da finire
a
una bocca anni novanta
che
risponde sorridendo
non
ci lasceremo mai
e
cascasse pure il mondo
quest'estate
andiamo a cuba
io
diventerò un'attrice
conteremo
stelle insieme
compreremo
case al mare
e
magari morirò di tanto amore
lunedì 6 novembre 2017
tu che mi sorridi mentre intanto leggi shakespeare
domenica 5 novembre 2017
tu che mi sorridi mentre intanto leggi shakespeare [testo]
Questo testo è nato tra le fessure di Fado.
tu che mi sorridi
mentre intanto leggi shakespeare
lei che ha meno seno
ma in compenso gli occhi verdi
io che parlo piano
per paura di svegliarci
e dico solo frasi in portoghese
con accenti incerti
tu che dici amore
amore amore amore amore
amore amore ma perché non ce ne andiamo
da questo paese atroce
mentre dio continua
a reclamare scuse
mentre la tv trasmette invano
uno mattina portoghese
dove sono gli occhi gonfi di tuo padre
che ti chiama a colazione
e chiede marmellata o miele
cosa c'entra
questa voce raffreddata
di serate fuori a bere
lui che ti accarezza a lungo e piano
emette il suono del tuo nome
dio che questa è l'ora di chiamarci
se ci vuole ancora bene
io che per un attimo
ho pensato fosse amore
poi però il chirurgo mi ha spiegato
che era un'ernia addominale
lui che con l'arpione
finirà con l'ammazzarci
tu che parli a scatti
e a scatti dici arrivederci
io che ci consolo
che la morte non esiste
è solo un'altra specie di mattino
quando dio verrà a svegliarci
sottovoce sussurrando
dai che è tardi
ci son tutti lei compresa
che anche in sogno ha gli occhi verdi
come te che mi sorridi
mentre intanto leggi shakespeare
e un giorno ti innamorerai davvero
ma sarà per debolezza
per stanchezza
per paura di invecchiare
senza un uomo con il quale
avere sonno avere fame
e al quale dire amore amore
amore amore amore amore
amore amore ma perché non ce ne andiamo
da questo paese atroce
non ti sembra sia uno spreco
questo piovere sul mare
non ti sembra fuori luogo
dio che dice mi dispiace
stavo al chiuso c'era un pessimo segnale
ma te lo ricordi
quanto stavo bene
quando stavo bene
tu che mi sorridi
mentre intanto leggi shakespeare
lei che ha meno seno
ma in compenso gli occhi verdi
io che parlo piano
per paura di svegliarci
e dico solo frasi in portoghese
con accenti incerti
tu che dici amore
amore amore amore amore
amore amore ma perché non ce ne andiamo
da questo paese atroce
mentre dio continua
a reclamare scuse
mentre la tv trasmette invano
uno mattina portoghese
dove sono gli occhi gonfi di tuo padre
che ti chiama a colazione
e chiede marmellata o miele
cosa c'entra
questa voce raffreddata
di serate fuori a bere
lui che ti accarezza a lungo e piano
emette il suono del tuo nome
dio che questa è l'ora di chiamarci
se ci vuole ancora bene
io che per un attimo
ho pensato fosse amore
poi però il chirurgo mi ha spiegato
che era un'ernia addominale
lui che con l'arpione
finirà con l'ammazzarci
tu che parli a scatti
e a scatti dici arrivederci
io che ci consolo
che la morte non esiste
è solo un'altra specie di mattino
quando dio verrà a svegliarci
sottovoce sussurrando
dai che è tardi
ci son tutti lei compresa
che anche in sogno ha gli occhi verdi
come te che mi sorridi
mentre intanto leggi shakespeare
e un giorno ti innamorerai davvero
ma sarà per debolezza
per stanchezza
per paura di invecchiare
senza un uomo con il quale
avere sonno avere fame
e al quale dire amore amore
amore amore amore amore
amore amore ma perché non ce ne andiamo
da questo paese atroce
non ti sembra sia uno spreco
questo piovere sul mare
non ti sembra fuori luogo
dio che dice mi dispiace
stavo al chiuso c'era un pessimo segnale
ma te lo ricordi
quanto stavo bene
quando stavo bene
giovedì 26 ottobre 2017
giovedì 5 ottobre 2017
pont des arts [testo]
capelli lisci biondo sole
non li scioglieva quasi mai
come del resto quei silenzi pronunciati male
dai quattro anni in poi
c'erano pittori musicisti scribacchini
come usava ancora qualche tempo fa
scandivano una nenia i passi dei bambini
a ritmo sopra pont des arts
anagrammi e frasi a sensazione
lui le buttò lì due o tre je t'aime
resta un po' di vino qualche fiore
sopra il pavimento di azobè
dove sedevano a contare i bateaux mouches
sulla senna gatti e topi di città
non credo fosse amore ma ci sapeva stare
in posa sopra pont des arts
capelli lisci biondo rame
pettinati quasi come i suoi
è una canzone circolare
finisce e inizia quando vuoi
lei che la teneva per la mano non parlava
ma puntava con fermezza la rive droite
chiedeva tempo al tempo mischiava vento e pianto
quando passava pont des arts
specchia nella tazza gli occhi rossi
gira il cucchiaino lui non c'è
dentro ogni canzone in versi tronchi
prima o poi qualcuno fa un caffè
prima o poi qualcuno dice scusa è stato bello
ma per me non ha più senso stare qua
faceva un caldo cane ronzavano zanzare
persino sopra pont des arts
non dico fosse amore ma era venuta bene
la foto sopra pont des arts
mi fanno strani effetti le emme sui lucchetti
incatenati a pont des arts
non li scioglieva quasi mai
come del resto quei silenzi pronunciati male
dai quattro anni in poi
c'erano pittori musicisti scribacchini
come usava ancora qualche tempo fa
scandivano una nenia i passi dei bambini
a ritmo sopra pont des arts
anagrammi e frasi a sensazione
lui le buttò lì due o tre je t'aime
resta un po' di vino qualche fiore
sopra il pavimento di azobè
dove sedevano a contare i bateaux mouches
sulla senna gatti e topi di città
non credo fosse amore ma ci sapeva stare
in posa sopra pont des arts
capelli lisci biondo rame
pettinati quasi come i suoi
è una canzone circolare
finisce e inizia quando vuoi
lei che la teneva per la mano non parlava
ma puntava con fermezza la rive droite
chiedeva tempo al tempo mischiava vento e pianto
quando passava pont des arts
specchia nella tazza gli occhi rossi
gira il cucchiaino lui non c'è
dentro ogni canzone in versi tronchi
prima o poi qualcuno fa un caffè
prima o poi qualcuno dice scusa è stato bello
ma per me non ha più senso stare qua
faceva un caldo cane ronzavano zanzare
persino sopra pont des arts
non dico fosse amore ma era venuta bene
la foto sopra pont des arts
mi fanno strani effetti le emme sui lucchetti
incatenati a pont des arts
[qui la versione audio]
mercoledì 27 settembre 2017
giovedì 9 marzo 2017
dichiarazione
[Questo pezzo è nato tra le fessure de Il muro dei Je t'aime,
che è un racconto che deve ancora finire di nascere intorno a quelle fessure.]
comincerò guardando fuori, che in cinesica è un segnale
che vuol dire non parlare, prima lasciami finire
lo farò scandendo piano e masticando le parole
come fossero pastiglie il giorno prima di scadere
farò in modo di mostrarti il mio profilo più riuscito
che pensavo fosse il senno ma mi sono ricreduto
quando ho visto i miei vent'anni diventare trenta e rotti
il mio fegato ingrossarsi
agenti esogeni stracciare
inattaccabili progetti
ma dicevo del profilo che preferirò mostrare
prima di abbassare il mento in una posa un po' infantile
prima di tirare fuori certe immagini passate
che alle donne sotto i trenta piace credersi vissute
cercherò dentro ai miei archivi qualche frase che ho taciuto
per spedirla finalmente contro il velo del palato
e non avrò neanche iniziato
che i tuoi occhi così simili a una doppia spunta blu
risponderanno sì ho capito, ma non ne parliamo piu`
parliamo invece di stasera, che hai senz'altro il frigo vuoto
che tra poco chiude tutto e adesso che ci penso bene
io non ho neanche pranzato, e poi parliamo della neve
che t'immagini che bello se stanotte tipo cade
e poi parliamo di futuro, che è una macchina a tre ruote
che ha i tuoi sbagli per volante e i miei vent'anni per motore
e le indicazioni in turco di un navigatore rotto
che qualunque cosa digiti
ti porta via da roma
però, scusa, ti ho interrotto
io riprenderò il discorso senza perdere il controllo
quant'è vero che ho studiato la natura del cervello
femminile così a lungo che potrei scriverci un saggio
che potrei fondare un centro di ricerca a palo alto
che saprei guardarti in faccia e non trovarci che il tuo viso
ma dicevo del palato che ho scoperto avere un velo
che sarà anche lui stupito per avere pronunciato
un frase così antica
che sta in piedi con lo sputo
che pensavo aver scordato
nel riprendere il discorso, salirò sopra una sedia
per enfatizzare al massimo l'altezza della sfida
quindi scuserò con garbo, senza darci troppo peso
l'eccessiva confidenza con i tempi del passato
e i miei trentasette anni, che ti sembreranno un muro
però credimi se dico che li ho usati così poco
che in realtà valgono meno
e quei tuoi occhi uguali identici a una doppia spunta blu
ripeteranno sì ho capito, ma non ne parliamo più
facciamo invece qualche cosa di terreno e materiale
una pasta senz'impegno, una frittata di zucchine
che ci scaldi in quest'inverno così gelido e francese
(adesso scendi dalla sedia, che se caschi ti fai male)
e poi facciamo, dammi retta, qualche cosa di carnale
e domandiamoci a vicenda non ti sembra che sia neve?
prima che riprenda voce quel navigatore matto
e che ci rimettiamo in moto
sbardellando su tre ruote
però, scusa, ti ho interrotto
lunedì 20 febbraio 2017
venerdì 25 novembre 2016
lo conosci giorgio conte? [testo]
[Questo pezzo è nato tra le fessure di Sotto le stelle del Rex]
sarà anche vero che ci abbiamo
mille e più cose in comune
che il telefono lo usiamo
proprio per telefonare
e che le notti le passiamo
tutti e due a girare invano
il vano letto e non dormire
sarà anche vero che hai scartato
tanti baci perugina
e dentro ognuno ci hai trovato
una motivazione buona
hai devastato margherite
e il tuo ascendente sbatte bene
sul mio segno zodiacale
né ti nascondo quanto adori
i nostri scambi di battute
e il fatto che non te la prendi
se dimentico le date
insomma pare proprio amore
resta solo un microscopico
quesito da chiarire
ma tu, lo conosci giorgio conte?
no, non ho detto paolo conte
che pure è suo fratello
meno alto ma più magro
più famoso e anche più bello
ma mi pare sia evidente
che se dico giorgio conte
non intendo paolo conte
tu rispondi è indifferente
è suo fratello, in fondo è uguale
che io quasi ti direi
senti scusa per favore
mi daresti mica il numero
l'email di tua sorella
che domani quasi quasi esco con lei
voglio dire tanto è uguale
è tua sorella
che anzi mi potrei sbagliare
ma se non ricordo male
è persino un po' più alta e un po' più magra
è persino un po' più...
beh la questione, non discuto
appare semplice e lineare
abbiamo uguali idee politiche
nessuna religione
amiamo entrambi i film di guerra
gli spaghetti cacio e pepe
canticchiare sottovoce
e poi sì, sì, sicuramente
hai due degnissimi occhi neri
e ricontando i contro e i pro
sembrano molto meno i primi
e no, no, no, notoriamente
non ho mai dato importanza
ad altri aspetti secondari
né ti nascondo quanto apprezzi
che per quanto ami le rose
poi ti basti anche il pensiero
t'accontenti delle scuse
che sarebbe proprio amore
non ci fosse un microscopico
quesito da chiarire
ma tu, lo conosci giorgio conte?
no, non ho detto paolo conte
che pure è suo fratello
meno alto ma più magro
più famoso e anche più bello
ma mi pare sia evidente
che se dico giorgio conte
non intendo paolo conte
e tu che insisti è indifferente
è suo fratello, in fondo è uguale
che io quasi ti direi
senti scusa per favore
mi daresti mica il civico
e la via di tua sorella
che domani quasi quasi esco con lei
voglio dire tanto è uguale
è tua sorella
che anzi mi potrei sbagliare
ma se non ricordo male
è persino un po' più alta e un po' più magra
è persino un po' più...

[Vai alla versione audio]
sarà anche vero che ci abbiamo
mille e più cose in comune
che il telefono lo usiamo
proprio per telefonare
e che le notti le passiamo
tutti e due a girare invano
il vano letto e non dormire
sarà anche vero che hai scartato
tanti baci perugina
e dentro ognuno ci hai trovato
una motivazione buona
hai devastato margherite
e il tuo ascendente sbatte bene
sul mio segno zodiacale
né ti nascondo quanto adori
i nostri scambi di battute
e il fatto che non te la prendi
se dimentico le date
insomma pare proprio amore
resta solo un microscopico
quesito da chiarire
ma tu, lo conosci giorgio conte?
no, non ho detto paolo conte
che pure è suo fratello
meno alto ma più magro
più famoso e anche più bello
ma mi pare sia evidente
che se dico giorgio conte
non intendo paolo conte
tu rispondi è indifferente
è suo fratello, in fondo è uguale
che io quasi ti direi
senti scusa per favore
mi daresti mica il numero
che domani quasi quasi esco con lei
voglio dire tanto è uguale
è tua sorella
che anzi mi potrei sbagliare
ma se non ricordo male
è persino un po' più alta e un po' più magra
è persino un po' più...
beh la questione, non discuto
appare semplice e lineare
abbiamo uguali idee politiche
nessuna religione
amiamo entrambi i film di guerra
gli spaghetti cacio e pepe
canticchiare sottovoce
e poi sì, sì, sicuramente
hai due degnissimi occhi neri
e ricontando i contro e i pro
sembrano molto meno i primi
e no, no, no, notoriamente
non ho mai dato importanza
ad altri aspetti secondari
né ti nascondo quanto apprezzi
che per quanto ami le rose
poi ti basti anche il pensiero
t'accontenti delle scuse
che sarebbe proprio amore
non ci fosse un microscopico
quesito da chiarire
ma tu, lo conosci giorgio conte?
no, non ho detto paolo conte
che pure è suo fratello
meno alto ma più magro
più famoso e anche più bello
ma mi pare sia evidente
che se dico giorgio conte
non intendo paolo conte
e tu che insisti è indifferente
è suo fratello, in fondo è uguale
che io quasi ti direi
senti scusa per favore
mi daresti mica il civico
e la via di tua sorella
che domani quasi quasi esco con lei
voglio dire tanto è uguale
è tua sorella
che anzi mi potrei sbagliare
ma se non ricordo male
è persino un po' più alta e un po' più magra
è persino un po' più...

[Vai alla versione audio]
domenica 28 agosto 2016
lisbona è un imbuto
Questo pezzo è nato tra le fessure di Tutto il ferro della Tour Eiffel.
1.
lisbona in principio
era un quarto con vista sui tetti di alfama
una donna che chiama
soltanto la sera che manca qualcuno o le serve qualcosa
lisbona è una rosa
che le ho regalato dicendo (ridendo e scherzando) ti amo
lisbona facciamo
che adesso c'avevo dieci anni di meno e lo stomaco buono
lisbona ti chiedo umilmente perdono
se ho avuto l'ardire di un'ultima mano
ma quanto ho ammirato
i tuoi assi spaiati e uno zingaro è un trucco cantava la radio
2.
lisbona è un armadio
che dentro c'ha ancora la sua naftalina la sua confusione
col fatto che piove
stasera per dire cercavo un k-way ed ho trovato un grembiule
lisbona è un baule
stracolmo di gente che non è esistita
e una vita sciupata
a inventare persone speciali ma finte non è che una fuga
non è che la piega
che prende il discorso ascoltato a metà da una radio che parla
tu dille soltanto dovessi vederla
che dentro il mio armadio ha scordato una gonna
3.
lisbona è una donna
che sono contento di aver conosciuto
lisbona è un saluto
magari ritorno magari a settembre se torno ti chiamo
lisbona è un ricamo
che un sarto distratto ha lasciato incompleto
lisbona è un divieto
proibito tenere presente il passato
è davvero un peccato
doverti lasciare ma ho un volo economico già prenotato
lisbona-parigi
e sarebbe un reato con l'aria che tira un biglietto scaduto
4.
lisbona è un imbuto
che prende le storie le filtra le ingoia e le fa scomparire
lisbona ad aprile
ha un curioso profumo di foglie di timo seccate dal sole
lisbona se piove
continua a sembrarmi un inutile spreco di acqua sul mare
ed è più che normale
a star senza un k-way ritrovarsi bagnato sentirsi migliore
lo so che è un errore
cambiare le regole quando si è già incominciato a giocare
ma insomma ti pare
possibile che abbia ogni sera qualcosa di meglio da fare?
5.
lisbona scompare
tra i suoni di un fado ed un fumo sprecato a arrostire sardine
lisbona alla fine
sarà un miradouro con vista sul tago ed un ultimo volo
lisbona ti chiedo di nuovo perdono
se ho avuto l'ardire di dire ti amo
lisbona facciamo
che adesso c'avevo dieci anni di più e l'intestino irritato
però per il resto non ero cambiato
e l'ennesima donna speciale ma vera
facciamo che c'era
e quel giorno parigi sembrava lisbona e magari un pochino persino pioveva
sabato 16 gennaio 2016
birdgirl
Questo pezzo è nato tra le fessure di Birdman nel Marais.
In attesa di capire come andrebbero usati microfoni e registratori, consiglio di ascoltare in cuffia (così il rimbombo è un po' meno fastidioso, sia per voi che per i vicini).
(capotasto sul primo)
1.
re fa#
hai passeggiato controvento per trent'anni e qualche mese
sol
con il tuo bagaglio a mano di proiettili e di rose
si- fa#-
quant'è vero che hai lasciato errori stesi ad asciugare
sol
e se hai provato ad impazzire, ci hai provato con piacere
re la-
nonostante sappia bene quanto è finta una canzone
sol
e che io sto alla tua penna come stanno le lattine
si- la
a un apriscatole affilato, adesso mettiti seduto
sol
chiudi gli occhi, se ti pare
e preparati a tacere
re
fino a quando avrò finito
2.
quant'è vero che parlavi raramente di futuro
e se mettevi su gli occhiali, era per guardarci il cielo
ti sembrava così strano non trovarci proprio niente
che non fosse immateriale oppure troppo più distante
della punta delle dita che stringevano il monile
con cui mi hai grattata via dalla tua scratch map mentale
io ero un film senza il sonoro dato solo in due o tre posti
tu eri un pezzo dei baustelle
ma cantato un tono sopra
e con gli accenti messi giusti
rit.
sol la re la-
e adesso giri in questa stanza che non è che un'astrazione
sol
come un trompe-l'oeil dell'anima, dal quale guardi uscire
si- fa#-
personaggi immaginari, marionette del passato
sol
che ti dicono stai calmo, adesso mettiti seduto
la re la-
adesso smetti di pensare sia una specie di partita
sol
che non va per forza vinta, ma anche solo respirata
si- la
questa vita che rimbomba nelle voci della gente
sol
allineata giù per strada
per fissarti alla finestra
re la sol re la sol
acrobatico e distante
3.
quant'è vero che hai lasciato amori stesi ad asciugare
che a centrifugarli insieme forse stingeranno pure
come è stinto il mio sorriso, marzo del duemilanove
quando un tuo cambio d'armadio l'ha riposto in un cartone
quando un tuo discorso idiota si è affrettato a sparpagliare
naftalina ed antitarme tra l'esofago e l'addome
tu eri un film di lars von trier proiettato all'orizzonte
io ero un pezzo delle luci
ma suonato all'ukulele
e coniugabile al presente
rit.
e adesso giri in questa stanza che non è che un'astrazione
come un trompe-l'oeil dell'anima, dal quale guardi uscire
personaggi immaginari, proiezioni del passato
che ti chiedono hai finito? non ti sembra esagerato
avere crisi dei trent'anni ad ogni cambio di stagione?
non c'è niente da stravincere, non è che una canzone
e ormai non è che un sottofondo il mormorare della gente
sulla voce di tua madre
che accarezza il davanzale
e dice chiudi, fa corrente
mercoledì 16 dicembre 2015
domenica 16 agosto 2015
birdgirl
Questo testo è nato tra le fessure di birdman nel marais.
(capotasto sul primo)
1.
re fa#
hai marciato controvento per trent'anni e qualche mese
sol
con il tuo bagaglio a mano di proiettili e di rose
si- fa#-
quant'è vero che hai lasciato errori stesi ad asciugare
sol
e se hai provato ad impazzire, ci hai provato con piacere
re la-
nonostante sappia bene quanto è finta una canzone
sol
e che io sto alla tua penna come stanno le lattine
si- la
a un apriscatole affilato, adesso mettiti seduto
sol
chiudi gli occhi, se ti pare
e preparati a tacere
re
fino a quando avrò finito
2.
quant'è vero che parlavi raramente di futuro
e se mettevi su gli occhiali, era per guardarci il cielo
ti sembrava così strano non trovarci proprio niente
che non fosse immateriale oppure troppo più distante
della punta delle dita che stringevano il monile
con cui mi hai grattata via dalla tua scratch map mentale
io ero un film senza il sonoro dato solo in due o tre posti
tu eri un pezzo dei baustelle
ma cantato un tono sopra
e con gli accenti messi giusti
rit.
sol la re la-
e adesso giri in questa stanza che non è che un'astrazione
sol
come un trompe-l'oeil dell'anima, dal quale guardi uscire
si- fa#-
personaggi immaginari, proiezioni del passato
sol
che ti dicono stai calmo, adesso mettiti seduto
la re la-
adesso smetti di pensare sia una specie di partita
sol
che non va per forza vinta, ma anche solo respirata
si- la
questa vita che rimbomba nelle voci della gente
sol
allineata giù per strada
per fissarti alla finestra
re la sol re la sol
piccolissimo e distante
3.
quant'è vero che hai lasciato amori stesi ad asciugare
che a centrifugarli insieme forse stingeranno pure
come è stinto il mio sorriso, marzo del duemilanove
quando un tuo cambio d'armadio l'ha riposto in un cartone
quando un tuo discorso idiota si è affrettato a sparpagliare
naftalina ed antitarme tra l'esofago e l'addome
io ero un film di lars von trier proiettato all'orizzonte
tu eri un pezzo delle luci
ma suonato all'ukulele
e coniugabile al presente
rit.
e adesso giri in questa stanza che non è che un'astrazione
come un trompe-l'oeil dell'anima, dal quale guardi uscire
personaggi immaginari, marionette del passato
che ti chiedono hai finito? non ti sembra esagerato
avere crisi dei trent'anni ad ogni cambio di stagione?
non c'è niente da stravincere, non è che una canzone
e ormai non è che un sottofondo il mormorare della gente
sulla voce di tua madre
che accarezza il davanzale
e dice chiudi, fa corrente
(capotasto sul primo)
1.
re fa#
hai marciato controvento per trent'anni e qualche mese
sol
con il tuo bagaglio a mano di proiettili e di rose
si- fa#-
quant'è vero che hai lasciato errori stesi ad asciugare
sol
e se hai provato ad impazzire, ci hai provato con piacere
re la-
nonostante sappia bene quanto è finta una canzone
sol
e che io sto alla tua penna come stanno le lattine
si- la
a un apriscatole affilato, adesso mettiti seduto
sol
chiudi gli occhi, se ti pare
e preparati a tacere
re
fino a quando avrò finito
2.
quant'è vero che parlavi raramente di futuro
e se mettevi su gli occhiali, era per guardarci il cielo
ti sembrava così strano non trovarci proprio niente
che non fosse immateriale oppure troppo più distante
della punta delle dita che stringevano il monile
con cui mi hai grattata via dalla tua scratch map mentale
io ero un film senza il sonoro dato solo in due o tre posti
tu eri un pezzo dei baustelle
ma cantato un tono sopra
e con gli accenti messi giusti
rit.
sol la re la-
e adesso giri in questa stanza che non è che un'astrazione
sol
come un trompe-l'oeil dell'anima, dal quale guardi uscire
si- fa#-
personaggi immaginari, proiezioni del passato
sol
che ti dicono stai calmo, adesso mettiti seduto
la re la-
adesso smetti di pensare sia una specie di partita
sol
che non va per forza vinta, ma anche solo respirata
si- la
questa vita che rimbomba nelle voci della gente
sol
allineata giù per strada
per fissarti alla finestra
re la sol re la sol
piccolissimo e distante
3.
quant'è vero che hai lasciato amori stesi ad asciugare
che a centrifugarli insieme forse stingeranno pure
come è stinto il mio sorriso, marzo del duemilanove
quando un tuo cambio d'armadio l'ha riposto in un cartone
quando un tuo discorso idiota si è affrettato a sparpagliare
naftalina ed antitarme tra l'esofago e l'addome
io ero un film di lars von trier proiettato all'orizzonte
tu eri un pezzo delle luci
ma suonato all'ukulele
e coniugabile al presente
rit.
e adesso giri in questa stanza che non è che un'astrazione
come un trompe-l'oeil dell'anima, dal quale guardi uscire
personaggi immaginari, marionette del passato
che ti chiedono hai finito? non ti sembra esagerato
avere crisi dei trent'anni ad ogni cambio di stagione?
non c'è niente da stravincere, non è che una canzone
e ormai non è che un sottofondo il mormorare della gente
sulla voce di tua madre
che accarezza il davanzale
e dice chiudi, fa corrente
[presto la versione audio]
lunedì 1 giugno 2015
se fosse un western
Musica, arrangiamento, esecuzione, voce: D. Tietto
Testo: M. Volpe
Questo pezzo è nato tra le fessure di western nel quartiere latino.
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